L’anno scorso me ne sono andato via con tanto ottimismo. Ero quello che accettava che le cose non sono razionali, che non c’è una logica, una strada lineare da seguire, ma che le cose possono cambiare e lo faranno, sempre.
Tutti scelgono il proprio destino, e c’è chi decide di metterlo nelle mani di altre persone e chi invece cerca di essere più indipendente possibile, anche se dipenderà sempre da altri, in un modo o nell’altro. Ed è qui che, dopo quattro anni, mi ritrovo a scrivere il mio ultimo articolo su questo blog.
“Nooooo, ma come? Dai non te la prendere se nessuno legge i tuoi pipponi, una decina di visite al mese le fai. Forse una o due persone ti avranno letto, forse…”
Si, è la fine. Ho iniziato quattro anni fa, perché volevo cambiare vita, e ora mi ritrovo alla fine di un percorso introspettivo e verso l’inizio di qualcos’altro, ma a questo ci arriverò, prima devo raccontarvi di un paio di persone che mi hanno fatto capire cosa vuol dire: “Vivere”.
Hazbin Hotel e il fuoco dell’inferno
Per chi non lo sapesse, Hazbin Hotel è una serie animata rilasciata da Prime Video, dopo aver avuto un successo enorme sul web con il lancio di un pilot con oltre 100 milioni di visualizzazioni. La creatrice di Hazbin Hotel è Vivienne, una fumettista che ha dato vita a quello che era il suo sogno.
Il tutto è molto divisivo, c’è a chi piace e a chi no, come tutto del resto. Il punto è fare qualcosa che senti dentro, indipendentemente da quello che la gente penserà. Senza neanche poi parlare di come anche il lavoro ti stritola e ti impedisca di fare a modo tuo, dato che c’è uno schema da seguire, devi fare le cose in un certo modo, punto e basta.

Poi c’è tutta la questione su quanto ti costa seguire un sogno… Tempo, denaro, vita sociale, energie mentali, perché ti chiedi di continuo: “Quello che sto facendo ha senso di esistere?”
Il bello è che la risposta è semplicemente: “No”. Nulla ha “senso” di esistere, ma siamo noi a darlo, solo dopo che questa cosa è venuta al mondo.
Non nasciamo con un senso, ma viviamo per darlo.
“Un poeta mancato vedo…”
Il mondo è un posto caotico, e siamo noi a trovare la pace. Il sistema non nasce come giusto o perfetto, e siamo noi ad adattarci o a cambiare. A volte pensiamo di non avere una scelta, quando in realtà non riusciamo a pensare a delle alternative. Pernsiamo sempre a “questo” o “quello“, quando c’è sempre “altro” che possiamo fare.
Vivienne aveva un sogno. Ne ha parlato al mondo, e con il giusto supporto e sostegno, l’ha fatto vivere. Hazbin Hotel è nel mondo reale adesso, non più nella sua testa. Persino Anthony Hopkins, un attore, ha composto un valzer. Nessuno l’ha chiesto, eppure adesso è qui nel mondo, e tutti possiamo ascoltarlo.
La sorpresa che c’è dietro a tutto questo, è sia la bellezza di un qualcosa di spontaneo, sia il terrore dell’imprevedibilità degli eventi. Per chi è religioso, la considera come una chiamata, invece altri lo chiamano destino. A me piace chiamarla follia, un amore per la follia, necessaria per dire a me stesso che ho vissuto questa vita.

Non tutti hanno questo fuoco dentro, ed è giusto che sia così. Non tutti sono fatti per realizzare qualcosa di proprio, perché ci sono persone che vogliono accontentarsi con quello che il mondo gli da a loro, e vogliono trovare il loro posto invece di crearselo.
Se da una parte è vero che non puoi rivoluzionare costantemente la tua vita, perché non riesci a trovare il giusto equilibrio, è anche vero che dovrai cambiare nel momento in cui capisci che qualcosa non va. Tutti sognano qualcosa di semplice, una dolce “serenità”. Non avere troppi cazzi per la testa, semplicemente avere una routine e basta.
Ciò che ti deve essere chiaro è che non conta quale sia il tuo obbiettivo, come trovare la serenità o la creazione di un cartone animato… in ogni caso dovrai lottare, poco o tanto, a seconda di quanto ti stiano bene le condizioni che ti vengono poste.
“Neanche alla fine riesci a non essere pesante… sempre cose difficili come lottare o sognare. Ma rilassati, non sei in guerra (per ora)”
Norio e la ricerca infinita
La lotta eterna per la propria vita si può combattere in tanti modi. Ed è il momento di parlare di Norio, un viaggiatore che non aveva una idea o un sogno. Aveva uno scopo nella vita, che si era dato da solo, nella ricerca di personaggi leggendari.

Quando intendo personaggi leggendari, non ti parlo di influencer o di pokémon, ma ti parlo di esseri mitologici, come lo Yeti e un soldato della seconda guerra mondiale, ancora in guerra ad uccidere civili e militari… nel 1974.
Parliamo di Hiroo Onoda, un generale dell’esercito giapponese, che nel 1945 ha avuto un ordine dall’imperatore in persona: “Difendi le Filippine ad oltranza”. Detto, fatto.
“Si però non è che ora mi tiri in ballo la guerra veramente. Dai, non intendevo quello…”
Hiroo faceva parte di una squadra che è rimasta nell’isola anche dopo la fine della guerra, e tutti i tentativi di avvisarlo che la guerra fosse finita erano inutili, dato che lui credeva che fosse il nemico che voleva tendergli una imboscata.
Tutti ci hanno provato a dire a Hiroo e la sua squadra che la guerra fosse finita da un po’, ma Hiroo non ci stava. L’imperatore ha detto di difendere ad oltranza, e quindi lui rimarrà nella giungla a fare guerriglia, a tendere imboscate e aspettare un messaggio dell’imperatore che gli dicesse: “Ben fatto soldato!”

Capite bene che dopo quasi trent’anni la storia di Hiroo era più una leggenda che qualcosa di reale. Così Norio, un viaggiatore spericolato, riesce in quattro giorni a fare quello che non sono riusciti a fare i governi e le nazioni: trovare Hiroo nella foresta, spiegargli che il mondo era cambiato, e convincerlo che la guerra era finita.
Hiroo è rimasto per ventinove anni a combattere nella foresta e a nutrirsi di muschi e licheni per il suo imperatore, senza contatti con l’esterno ma con una chiara idea in testa di cosa volesse dire battersi per qualcosa per cui vale la pena vivere. Ironia della sorte, quando tornò in Giappone, decise di andare in Brasile, ad isolarsi di nuovo, perché era depresso nel vedere una società così cambiata e senza valori.
Norio invece continuerà le sue ricerche, e si metterà sulle tracce dello Yeti, ma questa volta non avrà successo. Morirà in mezzo ai ghiacciai nel tentativo di trovarlo.

Norio è morto col sorriso, perché ha fatto quello che sentiva era giusto fare e ha vissuto la sua vita come ha potuto. Anche Hiroo sarebbe morto felicemente se fosse caduto in battaglia (lo dice lui stesso nella sua biografia). Non nasciamo con un senso, ma siamo noi a trovarlo nella nostra vita.
“Credimi, di tutto sono alla ricerca adesso, tranne che di trovare un senso a questa storia. Siamo alla fine, vero?”
Adesso si
Finisce così. Non c’è un modo e non c’è una strada. L’unica cosa su cui hai il potere della scelta è come reagisci alle cose che ti capitano, e spesso e volentieri sei preda delle emozioni, e quindi anche lì non hai il controllo su quello che fai.
Un anno fa ho deciso di fare qualcosa di mio, e finalmente dopo tempo sono pronto per incamminarmi in questo viaggio. Non c’è una strada che mi dice qual è la cosa giusta da fare, so solo che devo fare quello che sento per poter dare un senso alla mia vita.
Anche tu hai un sogno, ricordi? Che sia la serenità, difendere il Giappone, o trovare Big Foot. L’unica regola che devi seguire è: “Non rompere il cazzo agli altri”. Già la vita è complicata, già ci mettiamo i bastoni tra le ruote da soli, se in più ti ci metti pure tu a rompere le palle perché non hai niente di meglio da fare… Vaffanculo proprio.
Grazie mille per essere rimasto sino a qui, per aver sopportato questi viaggi mentali e per averne tratto qualcosa di bello per te. Verso la fine di quest’anno, pubblicherò un progetto che ho in testa da anni.
Si tratta di una storia, una grande storia narrata, un po’ podcast, un po’ eventi live che terrò in Italia in dodici città, e tratta dei più grandi sognatori, perdenti, malviventi e romantici che l’Italia abbia mai conosciuto.
Non voglio alzare le aspettative, è qualcosa che sento di mio e che voglio condividere. Piacerà? Non piacerà?
Spoiler: chissenefrega
“Ecco perché mi hai sempre ignorato quando ti parlavo… Brutto pezzo di me”

Che bel viaggio è stato ❤️

















